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Artista, fino in fondo al midollo dell'osso.. Sognavo una mansarda a Montmartre, il basco in testa, da vera Bohèmienne.. Una finestra che illuminava la mia tela dove i miei pensieri si posavano in amipie pennellate di colore.. Invece ho il desiderio prorompente di stabilirmi in UK, e chissà, magari un giorno nemmeno troppo lontano diventerò "devota" suddita di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra!!
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mercoledì 20 maggio 2020

LA PARTE MIGLIORE DI ME

11.8.2018 
È l’ultima volta che ci siamo sentite, a spanne più di un anno e mezzo fa.” Pensa Clotilde mentre scorre la chat del suo telefono.
“Toh, guarda: il 7.4 c’era questo promemoria sul mio telefono, mi ricordava che in quel giorno, di 3 anni fa, eravamo a cena alla pizzeria Stige e poco prima che arrivassero le pizze, Marco e Samantha ci dissero che a ottobre sarebbe nato Matteo... Quante cose sono cambiate in 3 anni...”, se lo ripeteva pensando a voce alta e scuotendo la testa rassegnata. 
“Ormai Matteo sarà un ometto” diceva ancora tra sé e sé, “Avrà già raggiunto tanti traguardi e reso orgogliosi mamma e papà.”.
Aveva pensato tante volte di scrivere a Samantha, ma poi cosa? Cosa avrebbe potuto dirle? Così, ha sempre lasciato perdere, ha sempre pensato che se non lo aveva mai fatto anche lei in tutto questo tempo, forse non avevano più nulla da dirsi. 
Clotilde pubblica spesso status su whatsapp e vede che nonostante i silenzi, Samantha visualizza tutti i suoi status: ci pensa spesso a questa cosa, perché anche se dice che non le interessa, in realtà la incuriosisce molto: “Mi chiedo tutte le volte cosa pensi, mi chiedo se ci ridi, con quella risata sonora e piena, così trascinante che ti ha sempre contraddistinta, o se piuttosto è una risata sardonica, se semplicemente ci ridi prendendomi magari anche in giro per le cavolate che pubblico...”, si chiede tutte le volte che il nome di Samantha è nell’elenco di chi visualizza le sue cavolate di whatsapp.
Anche in questo caso, quante volte Clotilde ha pensato di scriverle, ma poi ha sempre lasciato stare, perché alla fine, dopo tutto quel silenzio, si è sempre detta, “cosa abbiamo ancora da dirci?”
Mentre Clotilde si perde tra i suoi pensieri, si rende conto che questo virus, che sta sconquassando il mondo e che è partito da lontano ma è arrivato qua velocissimo, ci ha costretti a rivedere tutto. Ci ha fatto rivedere i nostri programmi, rivedere le nostre priorità. Ci ha chiusi in casa e ci ha costretto a riflettere, ed è proprio per merito di questa riflessione che sta ripensando a Samantha.
“Mi chiedo in continuazione perché siamo arrivati a questo, a smettere di sentirci. Perché abbiamo smesso di scriverci.
Perché abbiamo smesso di vederci.
Anni fa dicevamo che se avessimo avuto dei figli, ci sarebbe piaciuto crescerli insieme: abbiamo due maschi che potrebbero crescere come fratelli, eppure non sanno l’uno dell’esistenza dell’altro”, pensa mentre freneticamente passeggia su e giù per il soggiorno: “In un anno e mezzo sono cambiate tante cose” si dice stringendosi nelle spalle; “sarebbe stato bello se le avessimo cambiate insieme, ma non lo abbiamo fatto. Sto impazzendo, devo fare qualcosa!”, dice Clotilde ad alta voce all’improvviso. “Ho deciso: in tutti questi cambiamenti, devo cambiare anche io.”
Così, ecco che afferra il suo telefono e le sue dita battano veloci sul display, le parole fluiscono e si posano lì, nero su bianco, pronte a spezzare questo interminabile silenzio.
“Ciao Samantha, era l’11.8.2018 l’ultima volta che ci siamo sentite, a spanne più di un anno e mezzo fa. Il 7.4 un promemoria sul mio telefono, mi ricordava che in quel giorno, di 3 anni fa, eravamo a cena alla pizzeria Stige e poco prima che arrivassero le pizze, tu e Marco ci avete detto che ad ottobre sarebbe nato Matteo... In questi giorni ho pensato molto... Ho letto una riflessione nella quale mi ci sono rivista molto era di Michele Delai, ha usato delle parole che sembra le abbia tolte dalla mia mente. A un certo punto del suo scritto dice: - Amici di un tempo lontano, smarriti senza motivo che non fosse la poca cura, la superficialità. In queste sue parole io ho rivisto noi. Poi continua: - Scusa. 
Come stai?
Ti voglio bene. -
Ti voglio bene. Quante volte ce lo siamo dette, eh Paola? Chissà se era vero. Chissà se è ancora vero. Tu vorresti che lo fosse? Io vorrei che lo fosse? La sua riflessione si concludeva così: - Ti abbraccio.
Sono stato stupido.
Grazie.
Non è un manuale di buona condotta per giorni disperati, è solo un’occasione unica per tornare simile a quello che avrei voluto essere -.
È solo un’occasione unica per tornare simile a quello che avrei voluto essere.
Il mio carattere lo conosci, è sempre quello, se vogliamo la vecchiaia lo sta solo peggiorando.
Però tutti hanno margine di miglioramento, se lo vogliono, no? Tu qualche infarinatura di psicologia ce l’hai: è così? Si può davvero migliorare?
Quindi niente, sono qui, mentre Leonardo riposa, e mi chiedevo: come stai? Come state? 
Chissà se risponderai.
Ma se deciderai di non farlo, lo capiró. Prometto che almeno ci proverò a capirlo.
Sfrutto questa occasione, perché le persone a volte hanno bisogno di uno spunto, di un’occasione, di un motivo, io l’ho trovato qui, l’ho trovato oggi.
Buona Pasqua, anche se di buono, questo 2020 per ora ha poco, per ora non ha nulla, anzi.
Chissà se invece, da oggi, qualcosa di buono glielo troviamo...”. Clotilde invia il lungo messaggio, ed ora attende: ha fatto bene? Ha fatto male? Seguire il cuore difficilmente è un male, ma sarà il tempo a darle torto o ragione.

giovedì 19 marzo 2015

CONSERVATORI O PROGRESSISTI?

Qualche settimana fa è venuto a mancare il anziano vicino di casa, era come un nonno, di fatto mi ha visto crescere perché prima di essere il mio vicino di casa, era assieme alla moglie che è venuta a mancare in estate, il vicino di casa dei miei nonni, mi ha vista nascere e crescere, ed infine sposare: conservo con molto affetto il regalo di nozze che lui e la moglie hanno fatto a me e mio marito, un set da 6 di piattini da dessert, bianchi e azzurri, due colori che amo particolarmente e che ricordano il colore del nostro mare di Viareggio...
In brevissimo tempo la figlia ha sgomberato la casa, infatti verrà a starci la nipote, e sono da qualche giorno iniziati i lavori di ristrutturazione della casa...
Via alcune pareti, via i vecchi rivestimenti, a nuovo impianti, bagno e cucina... di ciò che era di quella casa che ho visto molte volte nella mia infanzia rimane poco o nulla, via il vecchio per far spazio al nuovo...
Sono certa che i miei vicini da lassù siano contenti, alla fine la casa acquistata con tanti sacrifici, che ha retto alle due guerre mondiali, continuerà a vivere, ma mi chiedo se non avessero avuto più piacere che alcune cose fossero conservate così come loro avevano scelto che fossero dovute essere...
Mi piace il nuovo, amo l'emozione che si prova a scegliere le cose per la propria casa, la scelta dei materiali, dell'arredo, dei tessuti, degli accessori... Ma dall'altra mi sento conservatrice dei ricordi, penso che lasciare le cose come sono sia come una fotografia, rimane immutata l'essenza, e tutto ciò che è attorno parla delle persone che amiamo e che purtroppo non ci sono più...
Io vivo nella casa dei miei nonni, nell'appartamento che mia nonna ha ricavato dalla sua sartoria, quando mia mamma e mio papà si sono sposati: questa è la casa dove i miei genitori mi hanno portata appena nata uscita dall'ospedale... Che dite, sarò legata a queste mura? Quando mi sono sposata e sono venuta a tare qui, non è stato facile, mia nonno se n'era andato l'anno prima che io mi sposassi, e mia nonna soffriva di alzheimer che giorno dopo giorno le rubava pezzetti della sua memoria e la portava lentamente cia dal nostro affetto.. Non ho potuto fare grandi lavori per la mia casa, per non aggravare troppo la sofferenza di mia nonna... Da quasi 5 anni ha raggiunto nonno, e qualche lavoro per migliorare la casa l'ho fatto, ma non è ancora come dovrebbe essere nei miei progetti: dentro di me c'è una grande lotta, conservo lo stato dei luoghi così come i miei nonni l'hanno studiato e voluto, o rivoluziono tutto come il mio gusto vorrebbe?
Non è mai facile fare una scelta di questo tipo, perché se da una parte il proprio desiderio di realizzazione ci spinge verso il cambiamento, dall'altro il ricordo e l'affetto per ciò che era ci tiene incatenati al passato....
Sarà solo la nostra vita, e le nostre scelte, ma soprattutto la nostra coscienza e il nostro cuore a dirci cosa fare e se si sceglie col cuore, non è mai una scelta sbagliata...

mercoledì 4 marzo 2015

FRA IPOCRISIA E FALSITA'

Avevo dimenticato quanto fosse terapeutico sfogare la mia polemica fra queste pagine....
Ma per fortuna, incontro sempre persone che mi danno un motivo per scrivere quanto siano false e ipocrite...
Persone che prima ti riempiono di attenzioni, ti chiamano amica, e come ragni tessono tele attorno a te illudendoti che siano ricami di una bellezza incomparabile, salvo poi avvolgerti nelle loro melliflue brame e succhiarti lentamente la linfa vitale...
Quanta gentaglia che s'incontra: vi ho mai parlato di quelle persone che nonostante tu conosca da 5 anni tu non abbia capito che tipo di persone siano? Quelle che un giorno bacerebbero la terra dove cammini, e il giorno dopo gli sei così insofferente che potessero sopprimerti a badilate lo farebbero con estremo piacere? Io ne ho conosciute, e il culmine della sopportazione di questi umori altalenanti al limite della paranoia e della schizofrenia è arrivato quando da un messaggio laconico senza capo né coda ho deciso che era giunto il momento di mettere la parola fine e chiudere la copertina del libro.
Buona sì, cogliona, no!
E di quelle persone che s'innamorano perdutamente di te? Che si leverebbero il pane di bocca per dartelo? Salvo poi credere come allocchi alle prime infamie messe in giro da persone altrettanto infami, appartenenti alla categoria sopra citata, quella di cui nonostante anni di frequentazione non sai che cazzo di pesce siano...
Per me è no! Ammetto che per un attimo mi è anche dispiaciuto perdere questa seconda categoria di persona, ma mi sono subito ravveduta, quando coloro che dapprima ne dicevano peste e corna si sono ritrovate poi a baciare le mani, e anche il culo, perché l'italiano è opportunista, e mette al primo posto sé stesso, non l'onore e il rispetto di sé stesso prima di tutto, e di tutto il resto poi...
Poi ci sono gli ego riferiti, quelli che li devi cercare tu perché loro non possono abbassarsi a cercarti, e se non li cerchi, cazzo, sei fuori dal loro zerchio (Ennio Doris docet!), e se gli chiedi cos'hai fatto, se li hai in qualche maniera offesi, ti senti rispondere, nulla, tutto bene: ma certo, siccome sono nata ieri, e sono cerebrolesa non lo capisco mica che hai un diavolo per capello!! Ma amico, io non ci sono nella tua testaccia marcia, e mi dispiace anche se il giorno che distribuivano l'intelligenza eri a alla fiera del fumetto, quindi se non ci arrivi a capire come funziona il mondo, allora prova a prendere una scala!?
Questa settimana è iniziata col piede sbagliato, sta proseguendo con acidità e son proprio curiosa di vedere come finisce....

lunedì 2 marzo 2015

OTTUSANGOLI: NON SOLO FIGURE GEOMETRICHE

Da quasi tre anni mi sono appassionata ad un hobby: lo scrapbooking, ma identificarlo come scrapbooking è limitativo, perché in realtà è molto di più... E' cardmaking, è realizzare inviti, partecipazioni per le nozze, per i battesimi, bomboniere, è creare piccoli capolavori assemblando colori, e materiali diversi, è reinventare oggetti di uso quotidiano e dargli una nuova vita, una nuova forma, un nuovo utilizzo, un nuovo scopo...

Grazie a Facebook e grazie a questo hobby sono entrata in contatto con persone a me affini ma lontanissime dalla mia persona: ho conosciuto persone da tutta Italia, e anche dall'estero, grandissime creative, grandissime donne, ma anche grandissimi creativi e grandissimi uomini, perché l'arte non ha sesso, l'arte quando ti prende ti prende in toto e ci accomuna solo la voglia di ammirare ed esprimere con le varie tecniche ciò che abbiamo dentro, ciò che sentiamo...

Dietro ad ogni creazione c'è molto della persona che la realizza, c'è l'amore, il sentimento, c'è la passione: c'è anche una scelta accurata, del soggetto, della sua contestualizzazione, di ciò che il soggetto ci trasmette o ci ha trasmesso: in una parola c'è del sentimento!

Dobbiamo avere prima di tutto rispetto per l'artista, e poi per la sua opera: dietro ogni opera c'è un concetto molto profondo, e noi non siamo nessuno per criticare la scelta fatta....

Mi dà molto fastidio quando leggo delle critiche gratuite senza alcun costrutto, e poi, come è di moda oggi, leggere che chi le ha fatte dichiara di essere stato frainteso, che non voleva dire questo ma voleva dire altro: allora, cortesemente, quando volete esprimere un concetto fuori dalla vostra portata, munitevi di vocabolari e dizionari dei sinonimi e dei contrari e cercate di capire bene cosa volete dire e se la maniera che volete utilizzare sortisce l'effetto voluto, evitiamo così fraintendimenti ed evitiamo di ferire le persone!?

Da un pezzo ho cambiato il mio atteggiamento verso il mio prossimo: prima davo una possibilità a tutti, ma anche una seconda, una terza e mi ritrovavo spesso a correre dietro alle persone, accusandomi anche di colpe che non avevo pur di beneficiare della loro presenza; adesso non è più così, adesso io do una possibilità a tutti, se sbagli te ne do una seconda, purché io veda in te la volontà di recuperare il rapporto, ma se te ne strabatti e non cerchi di capire come fare a venirsi incontro, allora per me sei fuori! Sei bannato dalla mia cerchia, dai miei interessi e per me non vali nulla, non vale nulla la tua opinione e non vale nulla ogni tuo successivo sforzo per rientrare nelle mie grazie...

Ma non tollero nemmno chi entra in qualche modo in contatto con me, sebbene non direttamente e a casa mia viene a fare il sapientone, e si permette di dare giudizio sul mio operato o su quello delle persone a me care: amico, hai sbagliato qualcosa, sarebbe il caso che tu rivedessi un attimino il manuale che ti insegna a stare al mondo, ma soprattutto dovresti controllare di aver inserito il cervello prima di aprire bocca, perché è veramente abominevole la manifestazione della stupidità umana!!

 E' sconcertante quanto in questo paese dilaghi a macchia d'olio l'ignoranza, il parlare senza costrutto e senza cognizione di causa: è aberrante davvero!!
Come ti giri entri in contatto con gente ottusa, e vedere che nel 2015 quando le porte della conoscenza sono aperte a tutti ma tutti la scansano come se fosse lebbra è veramente deprimente: come se ormai l'italiano debba essere per costume uno stupido e senza midollo....

Che pena, che pena davvero....

Meditate, gente... Meditate...

martedì 10 febbraio 2015

MI PIACI, TI SPOSO

Seguo Simona da molto tempo, sono una sua fan accanita 
e non mi sono persa uno che dico uno dei suoi tre romanzi...
Ha iniziato ad appassionarci al suo modo di scrivere esuberante 
con i suoi spassosissimi post sul suo blog, ci ha emozionate col suo primo libro,
 "Il male minore", ci ha letteralemnte stregate con il suo secondo romanzo 
"Chiudi gli occhi", ma ci ha definitivamente conquistate con 
"Mi piaci, ti sposo", una romanzo rosa, ma non di quelli sdolcinati
in cui i cuori escono dal libro ad ogni virgola che si legge.
Ha dosato sapientemente tutti gli ingredienti 
che concorrono a fare di questo libro un vero successo: 
c'è il sentimento, l'amore, la passione, ma anche l'ironia, la comicità, 
un velo di mistero e soprattutto tanta, tanta, ma proprio tanta simpatia!!
Si rimane letteralemente incollati alle pagine, 
e in poche righe ci ritroviamo ad essere tutte Alice, 
ci ritroviamo nei suoi sogni, nel suo desiderio di riscossa, 
ma anche nelle sue gaffes, a chi non è mai capitate di farne? 
Sentiamo il bisogno dei proverbi di Anita, 
del suo essere forte, e materna, un punto di riferimento: 
epico, secondo me, il suo: "Dio ci dà le noci, ma non ce le schiaccia" 
c'è lezione di vita migliore di questa? Io non credo!!
E poi c'è lui, Leonardo, arriva e ti travolge come un fiume in piena, 
ma è chiaro che dietro a quella corazza, 
come un tortino caldo al cioccolato si nasconde un cuore morbido 
che ti avvolge e non ti lascia più...
Se volete ridere fino alle lacrime e trasformarle 
poi in commozione, se volete leggere un bel romanzo rosa, 
ma affatto scontato, fatevi conquistare da
 "Mi piaci, ti sposo", 
sono certa che non ve ne pentirete!! 

martedì 16 luglio 2013

MI GIRANO LE SCATOLE...

Ci sono persone che indossano una maschera, e la indossano consapevolmente o inconsapevolmente.
Fin quando la indossano si mostrano agli altri con una faccia, affabile, gentile, divertente, affettuosa, premurosa.. Poi capita qualcosa nella vita di queste persone, e la maschera cade, e si dimostrano come nella realtà sono, egoiste, egocentriche, acide, e tutto cui che è stato fino a quel momento svanisce, evapora si sublima come se non fosse mai esistito, come un colpo di spugna si cancella TUTTO ciò che è stato fino a quel momento.
Che razza di persone sono queste? 
Io non credo di avere né la voglia né la pazienza di volerci avere a che fare, non ho voglia di avere a che fare con dell'infatilismo, della pochezza, della stupidità, dell'ostinatezza a non voler capire gli altri e prendere come oracolo solo ed esclusivamente la propria parola come la verità assoluta...
Voglio avere a che fare con persone intelligenti, quelle che ascoltano e sanno parlare, quelle che si mettono in discussione costantemente perché dagli altri c'è sempre da imparare, di quelle che sanno di essere fallibili e che se sbagliano e trovano chi glielo fa notare hanno il coraggio di ammettere i propri sbagli, e cercano sempre di migliorarsi e non cadere sempre negli stessi sbagli...
Questa sera mi girano le palle, e la mia misantropia ha subito una notevole impennata...
Ci dormirò su e domani è un altro giorno...

giovedì 27 giugno 2013

NON CAMBIERÀ MAI NULLA FINO A QUANDO...

Mi invidiano in molti perché abito a Viareggio, la chiamano ops, scusate, il passato è d'obbligo, la chiamavano la Perla del Tirreno...
Ma chi mi invidia non sa, non conosce, e spero sia così altrimenti mi preoccuperei seriamente, come versa, oggi, questa cittadina.
Viareggio vive della sua stessa luce riflessa degli anni che furono, gli anni d'oro, gli anni '50-'60, forse anche '70, quando questa aveva TUTTO il diritto di fregiarsi dell'appellativo di perla del Tirreno, quando i negozi e le boutique, perché all'epoca c'erano delle bellissime boutique di moda e non solo, erano piene di persone che facevano acquisti, i bar e i ristoranti avevano la fila fuori che attendeva di prendere un caffé al Gran Caffè Margherita, la passeggiata in stile Liberty, se non l'unica una delle poche che vanta, o dovrei dire vantava, opere di Galileo Chini, era frequentata da grandi nomi importanti, e famose erano le serate che avevano come protagonisti i nomi di grido del tempo...
Oggi tutto questo non esiste più.. È tutto morto assieme ai viareggini di quel tempo.
Chi sceglie, inconsapevolmente, di venire a Viareggio, viene accolto da sporcizia e degrado, da strade dissestate e marciapiedi pericolanti, segnaletica inesistente e totale assenza di cura del decoro urbano.
C'è un detto: a Viareggio ci sono 3 cose in abbondanza, acqua, rena ed ignoranza, e come si sa, i detti hanno sempre un fondo di verità..
Ci si lamenta continuamente della nostra città, di come è tenuta, del degrado che l'attanaglia, della totale assenza di sicurezza, ma non si fa niente per migliorare.
Come in ogni cosa la colpa non sta mai tutta da una sola parte, la colpa sta sempre in mezzo: la responsabilità di tutto lo sfacelo ce l'ha per il 50% l'amministrazione comunale e per l'altro 50%, la popolazione di Viareggio.
La verità è che i viareggini, ma più in generale gli italiani sono un popolo a cui piace lamentarsi, che qualunque cosa venga fatta, non va MAI bene, ma al contempo, non fa nemmeno nulla per cambiare o migliorare o contribuire.
Un esempio? Il mio comune versa in uno stato pietoso, un bilancio che fa acqua che nemmeno un colabrodo, il turismo è quasi inesistente, non esiste decoro, non esiste sicurezza.. Il nuovo sindaco ha iniziato a sistemare la città, da qualche parte deve pur iniziare, non credete? Ci sono delle fontane importanti specie sulla passeggiata, una molto bella è di fronte a quello che un tempo era il Grand Hotel Royal. Questa fontana che si chiama Le Quattro Stagioni ed è del pittore e scultore Beppe Domenici, è se non la più bella, una delle più belle che sono presenti in città, per anni è stata abbandonata a sé stessa, da TUTTE le amministrazioni comunali, a nessuno è mai importato nulla, ora, fortunatamente, un sindaco che pare abbia davvero a cuore la sua città, si sta occupando di riportarla al suo vecchio splendore, e subito, prontamente, sono fioccate le prime polemiche di chi ha attaccato il primo cittadino dell'aver dato precedenza alla fontana e non ad altre cose, a detta loro, più importanti... 
Ci sono tante, tantissime cose che vanno sistemate, vanno aggiustate, di cui occorre prendersene cura, ma da qualche parte, bisogna pur cominciare, no? 
Io credo che se ognuno di noi facesse la propria parte, sarebbe tutto più semplice, come? Per esempio se ognuno di noi pulisse il pezzo di strada davanti alla propria abitazione, le strade sarebbero sempre pulite, e chi viene a Viareggio troverebbe una città pulita..
Se ognuno di noi avvolgesse il chewingum in una cartina e lo gettasse in un cestino, anche chi viene a Viareggio lo farebbe..
Se le cartacce o i mozziconi di sigaretta fossero gettati nei cestini, anche chi viene a Viareggio, lo farebbe, perché è molto più facile avere rispetto se gli altri sono i primi a portarlo.
Vado spesso in vacanza in Alto Adige, e c'è sempre ordine, pulizia, decoro, e i turisti sono tutti ordinati, puliti e rispettosi del decoro: le panchine che i comuni mettono sono tutte ordinate, ci sono cestini ad ogni angolo della strada, le fioriere sono rigogliose di fiori e piante, e si va volentieri in questi posti, perché si trova l'ambiente giusto per ricaricarsi.
Anche a Viareggio dovrebbe essere così, dovrebbe tornare ad essere la Perla del Tirreno, ma fino a quando non cambieranno le persone, il loro modo di pensare, di agire che fa perno sul " sono a posto io, del resto non me ne frega nulla", del rispetto solo per sé stessi e non per gli altri e per le cose degli altri, siamo destinati ad affondare come una bagnarola, nel profondo degli abissi.

martedì 23 aprile 2013

SE OGGI FOSSI QUI...

Se oggi fossi qui, il legno non avrebbe segreti, saprei segare, inchiodare, ricavare l'impossibile da un semplice pezzo di legno inanimato.. Saprei riconoscere le essenze, qual è l'abete, qual è il ciliegio.. Saprei maneggiare sapientemente lo scalpello e dal nulla realizzerei opere d'inaudita bellezza...

Se oggi fossi qui, saprei come impugnare ago e filo, come muovere la stoffa sotto la macchina da cucire, come ricavare un carta modello e ritagliare sapientemente la stoffa.. Saprei riconoscere i tessuti, saprei dar vita ad abiti sontuosi o semplicemente saprei domare la fantasia e l'estro..

Se oggi fossi qui, saprei tenere in mano l'uncinetto, saprei maneggiarlo abilmente e da un semplice gomitolo di cotone realizzerei pizzi, merletti, orecchini, bracciali e collane, borse e pupazzi...

Ma oggi non siete qui, e non mi rimane che un ricordo di ciò che è stato, e vedo le vostre mani che lavorano con maestria e perfezione...

Vedo i vostri sorrisi che mi riempiono il cuore, e sento il calore delle vostre mani che mi carezzano come se quel tempo non si fosse mai fermato...

sabato 6 aprile 2013

I HAVE A DREAM


I am happy to join with you today in what will go down in history as the greatest demonstration for freedom in the history of our nation.
Five score years ago, a great American, in whose symbolic shadow we stand today, signed the Emancipation Proclamation. This momentous decree came as a great beacon light of hope to millions of Negro slaves who had been seared in the flames of withering injustice. It came as a joyous daybreak to end the long night of their captivity.
But one hundred years later, the Negro still is not free. One hundred years later, the life of the Negro is still sadly crippled by the manacles of segregation and the chains of discrimination. One hundred years later, the Negro lives on a lonely island of poverty in the midst of a vast ocean of material prosperity. One hundred years later, the Negro is still languished in the corners of American society and finds himself an exile in his own land. And so we've come here today to dramatize a shameful condition.
In a sense we've come to our nation's capital to cash a check. When the architects of our republic wrote the magnificent words of the Constitution and the Declaration of Independence, they were signing a promissory note to which every American was to fall heir. This note was a promise that all men, yes, black men as well as white men, would be guaranteed the "unalienable Rights" of "Life, Liberty and the pursuit of Happiness." It is obvious today that America has defaulted on this promissory note, insofar as her citizens of color are concerned. Instead of honoring this sacred obligation, America has given the Negro people a bad check, a check which has come back marked "insufficient funds."
But we refuse to believe that the bank of justice is bankrupt. We refuse to believe that there are insufficient funds in the great vaults of opportunity of this nation. And so, we've come to cash this check, a check that will give us upon demand the riches of freedom and the security of justice.
We have also come to this hallowed spot to remind America of the fierce urgency of Now. This is no time to engage in the luxury of cooling off or to take the tranquilizing drug of gradualism. Now is the time to make real the promises of democracy. Now is the time to rise from the dark and desolate valley of segregation to the sunlit path of racial justice. Now is the time to lift our nation from the quicksands of racial injustice to the solid rock of brotherhood. Now is the time to make justice a reality for all of God's children.
It would be fatal for the nation to overlook the urgency of the moment. This sweltering summer of the Negro's legitimate discontent will not pass until there is an invigorating autumn of freedom and equality. Nineteen sixty-three is not an end, but a beginning. And those who hope that the Negro needed to blow off steam and will now be content will have a rude awakening if the nation returns to business as usual. And there will be neither rest nor tranquility in America until the Negro is granted his citizenship rights. The whirlwinds of revolt will continue to shake the foundations of our nation until the bright day of justice emerges.
But there is something that I must say to my people, who stand on the warm threshold which leads into the palace of justice: In the process of gaining our rightful place, we must not be guilty of wrongful deeds. Let us not seek to satisfy our thirst for freedom by drinking from the cup of bitterness and hatred. We must forever conduct our struggle on the high plane of dignity and discipline. We must not allow our creative protest to degenerate into physical violence. Again and again, we must rise to the majestic heights of meeting physical force with soul force.
The marvelous new militancy which has engulfed the Negro community must not lead us to a distrust of all white people, for many of our white brothers, as evidenced by their presence here today, have come to realize that their destiny is tied up with our destiny. And they have come to realize that their freedom is inextricably bound to our freedom.
We cannot walk alone.
And as we walk, we must make the pledge that we shall always march ahead.
We cannot turn back.
There are those who are asking the devotees of civil rights, "When will you be satisfied?" We can never be satisfied as long as the Negro is the victim of the unspeakable horrors of police brutality. We can never be satisfied as long as our bodies, heavy with the fatigue of travel, cannot gain lodging in the motels of the highways and the hotels of the cities. We cannot be satisfied as long as the negro's basic mobility is from a smaller ghetto to a larger one. We can never be satisfied as long as our children are stripped of their self-hood and robbed of their dignity by signs stating: "For Whites Only." We cannot be satisfied as long as a Negro in Mississippi cannot vote and a Negro in New York believes he has nothing for which to vote. No, no, we are not satisfied, and we will not be satisfied until "justice rolls down like waters, and righteousness like a mighty stream."¹
I am not unmindful that some of you have come here out of great trials and tribulations. Some of you have come fresh from narrow jail cells. And some of you have come from areas where your quest -- quest for freedom left you battered by the storms of persecution and staggered by the winds of police brutality. You have been the veterans of creative suffering. Continue to work with the faith that unearned suffering is redemptive. Go back to Mississippi, go back to Alabama, go back to South Carolina, go back to Georgia, go back to Louisiana, go back to the slums and ghettos of our northern cities, knowing that somehow this situation can and will be changed.
Let us not wallow in the valley of despair, I say to you today, my friends.
And so even though we face the difficulties of today and tomorrow, I still have a dream. It is a dream deeply rooted in the American dream.
I have a dream that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal."
I have a dream that one day on the red hills of Georgia, the sons of former slaves and the sons of former slave owners will be able to sit down together at the table of brotherhood.
I have a dream that one day even the state of Mississippi, a state sweltering with the heat of injustice, sweltering with the heat of oppression, will be transformed into an oasis of freedom and justice.
I have a dream that my four little children will one day live in a nation where they will not be judged by the color of their skin but by the content of their character.
I have a dream today!
I have a dream that one day, down in Alabama, with its vicious racists, with its governor having his lips dripping with the words of "interposition" and "nullification" -- one day right there in Alabama little black boys and black girls will be able to join hands with little white boys and white girls as sisters and brothers.
I have a dream today!
I have a dream that one day every valley shall be exalted, and every hill and mountain shall be made low, the rough places will be made plain, and the crooked places will be made straight; "and the glory of the Lord shall be revealed and all flesh shall see it together."2
This is our hope, and this is the faith that I go back to the South with.
With this faith, we will be able to hew out of the mountain of despair a stone of hope. With this faith, we will be able to transform the jangling discords of our nation into a beautiful symphony of brotherhood. With this faith, we will be able to work together, to pray together, to struggle together, to go to jail together, to stand up for freedom together, knowing that we will be free one day.
And this will be the day -- this will be the day when all of God's children will be able to sing with new meaning:
My country 'tis of thee, sweet land of liberty, of thee I sing.
Land where my fathers died, land of the Pilgrim's pride,
From every mountainside, let freedom ring!
And if America is to be a great nation, this must become true.
And so let freedom ring from the prodigious hilltops of New Hampshire.
Let freedom ring from the mighty mountains of New York.
Let freedom ring from the heightening Alleghenies of Pennsylvania.
Let freedom ring from the snow-capped Rockies of Colorado.
Let freedom ring from the curvaceous slopes of California.
But not only that:
Let freedom ring from Stone Mountain of Georgia.
Let freedom ring from Lookout Mountain of Tennessee.
Let freedom ring from every hill and molehill of Mississippi.
From every mountainside, let freedom ring.
And when this happens, when we allow freedom ring, when we let it ring from every village and every hamlet, from every state and every city, we will be able to speed up that day when all of God's children, black men and white men, Jews and Gentiles, Protestants and Catholics, will be able to join hands and sing in the words of the old Negro spiritual:
                Free at last! Free at last!
                Thank God Almighty, we are free at last!3

Sono felice di unirmi a voi in questa che passerà alla storia come la più grande dimostrazione per la libertà nella storia del nostro paese.

Cento anni fa un grande americano, alla cui ombra ci leviamo oggi, firmò il Proclama di Emancipazione. Questo fondamentale decreto fu come un grande faro di speranza per milioni di schiavi negri che erano stati bruciati sul fuoco dell’ingiustizia. Venne come un'alba radiosa a porre termine alla lunga notte della cattività.

Ma cento anni dopo, il negro ancora non è libero. Cento anni dopo, la vita del negro è ancora purtroppo paralizzata dai ceppi della segregazione e dalle catene della discriminazione. Cento anni dopo, il negro vive su un'isola di povertà solitaria in mezzo a un vasto oceano di prosperità materiale. Cento anni dopo, il negro langue ancora ai margini della società americana e si trova esiliato nella sua stessa terra. E così siamo venuti qui, oggi, per rappresentare la nostra condizione vergognosa.

In un certo senso siamo venuti alla capitale del paese per incassare un assegno. Quando gli architetti della repubblica scrissero le sublimi parole della Costituzione e la Dichiarazione d'Indipendenza, stavano firmando una cambiale di cui ogni americano sarebbe diventato erede. Questa nota era la promessa che tutti gli uomini, si, i negri tanto quanto i bianchi, avrebbero garantito i "diritti inalienabili" di "Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità". E 'ovvio, oggi, che l'America è venuta meno a questa promessa, nella misura in cui i suoi cittadini di colore sono interessati. Invece di onorare questo suo sacro obbligo, l'America ha consegnato ai negri un assegno, un assegno che è tornato indietro segnato "fondi insufficienti".

Ma ci rifiutiamo di credere che la banca della giustizia è in bancarotta. Noi ci rifiutiamo di credere che i fondi siano insufficienti nei grandi caveau delle opportunità offerte da questo paese. E così, siamo venuti per incassare questo assegno, un assegno che ci darà, a presentazione, le ricchezze della libertà e della garanzia di giustizia.

Siamo anche venuti in questo santuario per ricordare all'America l'urgenza appassionata dell'adesso. Non è il momento di impegnarsi nel lusso di raffreddamento o di prendere il farmaco tranquillante del gradualismo. Ora è il momento di realizzare le promesse della democrazia. Ora è il momento di levarsi dall'oscura e desolata valle della segregazione al sentiero radioso della giustizia razziale. Ora è il momento di elevare la nostra nazione dalle sabbie mobili dell'ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza. Ora è il momento di rendere vera la giustizia per tutti i figli di Dio..

Sarebbe fatale per la nazione a trascurare l'urgenza del momento. Questa estate soffocante della legittima impazienza dei negri non passerà finché non ci sarà un tonificante autunno di libertà ed uguaglianza. 1963 non è un fine, ma un inizio. E coloro che sperano che i negri abbiano bisogno di sfogarsi e poi se ne staranno appagati, avranno un rude risveglio, se il paese riprenderà a funzionare come al solito. E non ci sarà né riposo né tranquillità in America fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadinanza. I turbini della rivolta continueranno a scuotere le fondamenta della nostra nazione fino al giorno luminoso della giustizia.

Ma c'è qualcosa che debbo dire alla mia gente che si trova qui sulla tiepida soglia che conduce al palazzo della giustizia: In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo essere colpevoli di azioni ingiuste. Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dobbiamo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Ancora una volta, dobbiamo elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell'anima.

Questa meravigliosa nuova militanza che ha interessato la comunità negra non dovrà condurci a una mancanza di fiducia di tutti i bianchi, per molti dei nostri fratelli bianchi, come prova la loro presenza qui oggi, sono giunti a capire che il loro destino è legato col nostro destino . E loro si sono resi conto che la loro libertà è inestricabilmente legata alla nostra libertà.

Non possiamo camminare da soli.

E mentre camminiamo, dobbiamo impegnarci a marciare per sempre in noi avanti.

Non possiamo tornare indietro.

Ci sono quelli che stanno chiedendo ai devoti dei diritti civili: "Quando vi riterrete soddisfatti?" Non potremo mai essere soddisfatti finché il negro sarà vittima degli indicibili orrori della brutalità della polizia. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri corpi, stanchi per la fatica del viaggio, non può trovare alloggio nei motel sulle strade e negli alberghi delle città. Non possiamo essere soddisfatti finché gli spostamenti sociali del negro è da un ghetto piccolo a uno più grande. Non potremo mai essere soddisfatti finché i nostri figli saranno privati ​​della loro auto-capote e derubati della loro dignità da cartelli che dicono: ". Per soli bianchi" Non possiamo essere soddisfatti finché i negri del Mississippi non potranno votare e i negri di New York crederanno di non avere nulla per cui votare. No, no, non siamo soddisfatti, e non saremo soddisfatti fino a quando "la giustizia non scorrerà come l'acqua e il diritto come un fiume possente."

Non ho dimenticato che alcuni di voi sono giunti qui dopo enormi prove e tribolazioni. Alcuni di voi sono venuti appena usciti dalle anguste celle di un carcere. E alcuni di voi sono venuti da zone in cui la domanda - domanda di libertà ci ha lasciato percossi dalle tempeste della persecuzione e intontiti dalle raffiche della brutalità della polizia. Siete stati i veterani della sofferenza creativa. Continuate ad operare con la certezza che la sofferenza immeritata è redentrice. Ritornate nel Mississippi, ritornate in Alabama, ritornate nel South Carolina, ritornate in Georgia, ritornate in Louisiana; ritornate ai vostri quartieri e ai ghetti delle città del Nord, sapendo che in qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà.

Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione, vi dico oggi, i miei amici.

E quindi, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, ho ancora un sogno. E 'un sogno profondamente radicato nel sogno americano.

Ho un sogno, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: ". Noi riteniamo queste verità di per se stesse evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali"

Ho un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia, i figli degli ex schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Ho un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell'ingiustizia, colmo dell'arroganza dell'oppressione, si trasformerà in un'oasi di libertà e giustizia.

Ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere.

Ho un sogno, oggi!

Ho un sogno, che un giorno, giù in Alabama, con i suoi razzisti immorali, con il suo governatore le cui labbra gocciolano delle parole "interposizione" e "nullificazione" - un giorno proprio là in Alabama bambini neri e bambine nere saranno in grado di unire le mani con bambini bianchi e bambine bianche come sorelle e fratelli.

Ho un sogno, oggi!

Ho un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi saranno resi dritti, e la gloria del Signore sarà rivelata e ogni carne la vedrà.

Questa è la nostra speranza, e questa è la fede con la quale torno al sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza. Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che saremo liberi un giorno.

E questo sarà il giorno - questo sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio potranno cantare con significati nuovi:

    
Paese mio ', di te, dolce terra di libertà, di te io canto.

    
Terra dove morirono i miei padri, terra orgoglio del pellegrino,

    
Da ogni pendice di montagna risuoni la libertà!

E se l'America vuole essere una grande nazione possa questo accadere.

E quindi lasciate risuonare la libertà dalle cime prodigiose del New Hampshire.

    
Risuoni la libertà dalle poderose montagne di New York.

    
Risuoni la libertà negli alti Allegheny della Pennsylvania.

    
Risuoni la libertà dalle cime innevate delle Montagne Rocciose del Colorado.

    
Risuoni la libertà dai dolci pendii della California.

Ma non solo:

    
Risuoni la libertà dalla Stone Mountain della Georgia.

    
Risuoni la libertà dalla Lookout Mountain del Tennessee.

    
Risuoni la libertà da ogni monte e monticello del Mississippi.

    
Da ogni pendice di montagna risuoni la libertà.

E quando questo accade, quando lasciamo risuonare la libertà, quando lo lascia risuonare da ogni villaggio e da ogni borgo, da ogni stato e da ogni città, saremo in grado di accelerare il giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi , ebrei e gentili, cattolici e protestanti, saranno in grado di unire le mani e cantare con le parole del vecchio spiritual:

                
Finalmente libero! Finalmente libero!

                
Grazie a Dio Onnipotente, siamo liberi finalmente!

venerdì 5 aprile 2013

THE END

La stupidità si manifesta quando in una discussione si attacca l'altro interlocutore apostrofandolo con titoli offensivi e intercalando la discussione con frasi e parole scurrili, ciò denota scarsa intelligenza e pochezza di vocabolario, così si può paragonare il fatto che nel 2013 ci siano persone e nella fattispecie capi di stato o comunque figure che governano e gestiscono le Nazioni e i rapporti fra Nazioni che per risolvere le questioni pensino che l'unica via sia quella di scatenare una guerra, sia essa locale o mondiale, poco importa, ciò che è svilente che dopo 2000 anni di storia si creda che l'unico mezzo per risolvere le problematiche sia il pugno di ferro.
Auspicavo che dopo tutti i fallimentari tentativi di guerra come mezzo di risoluzione si potesse convenire che fosse, la guerra, solo un mezzo di distruzione che non porta a niente se non ad una regressione del progresso, e invece alla soglia di una nuova Era, niente cambia, niente è cambiato, e dubito che cambierà...
Rimarremo retrogradi e spettatori inermi della distruzione del nostro pianeta, alla fine questi atti di forza che la stupidità fa passare come mezzi risolutivi sono equiparabili a quelle persone che per metà rabbia e stupidità incendiano e distruggono la loro casa d'abitazione: cosa ne consegue? Che si rimane senza un tetto sopra la testa e non si sa dove andare e come ripararsi... E se si continua a fare guerre e a sparare testate nucleari che distruggono Paesi e interi territori, interi ecosistemi e modificano irreparabilmente i codici genetici non solo delle persone, ma anche di tutto ciò di cui ci nutriamo, modifiche che portano allo sviluppo di malattie mortali che lentamente porteranno all'estinzione di ogni forma di vita su questo pianeta...
No, non ci sarà una fine del mondo causata né da asteroidi, né da profezie Maya.. Il mondo finirà per mano dell'uomo, per la sua stupidità e per la sua scarsa intelligenza: in realtà l'evoluzione si è bloccata e assistiamo impotenti ad un'involuzione, dove il pugno di ferro pare essere l'unico mezzo di chiarimento, quando invece è l'unico mezzo di oscuramento.

martedì 2 aprile 2013

LETTERA DI ABRAHAM LINCOLN ALL'INSEGNANTE DI SUO FIGLIO


Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!

Abraham Lincoln

mercoledì 27 febbraio 2013

AMARE FA RIMA CON LIBERI DI ANDARE

Non ho voglia di parlare di come sono andate queste elezioni, ma questa mattina nel leggere i giornali on line ho letto un articolo che parlava di un bambino etiope, adottato molti anni fa insieme a uno dei suoi tanti fratelli da una famiglia italiana, morto suicida..
L'articolo spiega che Habtamu, aveva 13 anni, era molto più maturo della sua età, e già da diverso tempo aveva iniziato a porre delle domande importanti ai suoi genitori adottivi su sé stesso, domande cui non c'era una risposta da dare, una risposta che desse pace a quel malessere...
Malessere di una nostalgia incommensurabile, degli altri fratelli rimasti in Etiopia assieme agli zii e ad altri parenti... Persone a lui care che stavano soffrendo a differenza di lui cui era stata data la possibilità di "salvarsi"...
Era già scappato 6 anni fa da Novara, lo avevano ritrovato non senza fatica al porto di Napoli, pronto per imbarcarsi per la Sicilia: si era informato dove fosse l'Etiopia, ed era deciso a tornarci...
Oggi Habtamu non c'è più... Se n'è andato definitivamente, ora è finalmente libero...
Veniamo tempestati dalla televisione di appelli di più o meno famosi che ci invitano a donare, ci invitano ad adottare quei bambini bisognosi, a distanza o non a distanza, ci dicono che dobbiamo aiutarli, che sia un gesto d'amore...
Ma è davvero così? In fondo la domanda di Habtamu era più che lecita: perché lui piuttosto che un altro? Perché dovremmo scegliere di aiutare un bambino piuttosto che un altro? Non sono forse tutti uguali i bambini? Tutti avvolti nella loro innocenza e vittime inconsapevoli di un sistema sbagliato che è dominato dai soldi, dalla ricchezza e non dai valori e dai sentimenti, ma soprattutto dal GIUSTO e la coscienza che l'INGIUSTO deve essere punito e debellato?
Amare significa anche essere capaci di lasciare liberi... Non è sempre vero che adottare un bambino, straparlo dalla sua realtà, intesa come terra d'appartenenza, dalla sua famiglia, sia povera che in seria difficoltà, sia il meglio per quel bambino...
Io credo che ci si debba impegnare affinché i bambini possano crescere e realizzare se stessi, credo che se si decide di prendere con sé un bambino che viene da una realtà terrificante, lo si debba proteggere e crescere mantenendo intatte però le sue origini, farlo crescere vicino alle sue tradizioni, portarlo, nel limite del possibile, nei posti da cui viene, e fargli capire che non c'è un criterio di scelta, e che chi lo prende con sé, farà di tutto per mantenere la sua integrità, gli spiegherà chi è, da dove viene, com'è il suo paese cosa c'è è cosa non c'è, perché ci si può andare e perché non ci si può andare...
I bambini non sono stupidi, capiscono come e meglio degli adulti, sono individui a sé stanti e come tali vanno trattati, non raccontandogli bugie, ma la verità, sempre, perché il rispetto è la dimostrazione più grande dell'amore, e se si ama qualcuno, lo si deve lasciare libero, libero di scegliere per sé stesso, per la sua autodeterminazione...

lunedì 4 febbraio 2013

CHIAVI DI LETTURA

E poi finisce che c'è ancora qualcuno che ti parla col cuore, qualcuno che vuole insegnarti davvero, qualcuno che ti apre gli occhi, e ti apre anche la mente, e ti mette a confronto col tuo io più profondo..
E una volta che le sue parole ti sono penetrate dentro, e cominciano a smuovere la coscienza, ecco che ti ritrovi a pensare a tutto. Alla nascita, alla crescita, alla maturazione e a cosa rischi di perdere..
Pensi che ci sono atteggiamenti che hanno diverse chiavi di lettura, e ci sono comportamenti che forse non sono un vero male..
Comprendi che non bisogna fermarsi alla superficie, ma penetrare fino in fondo e comprendere e analizzare..
Ci sono situazioni che girano intorno a noi stessi, avvenimentic he fanno pensare, e che compongono singoli pezzi di un puzzle che attendono di essere uniti per dar vita al quadro meraviglioso della vita..
Ti rendi conto che a volte è necessario inserire la retromarcia, ritirare alcune affermazioni che si son dette, e ricredersi su molte cose..
La vita è un libro dalle mille sfaccettature, un libro che si presta a mille interpretazioni, ognuna delle quali ha in mano il destino degli eventi..
Fortuna ci sono ancora persone che fanno della parola uno strumento importante, ci sono persone che si perdono nell'ascoltare e nel dispensare saggi consigli..
L'esperienza è importante..
Saper ascoltare è importante..
Aver rispetto e umiltà è importante: Rispetto e Umiltà sono la base della vita di ogni persona..

mercoledì 23 gennaio 2013

LE PERSONE ARRIVANO NELLA NOSTRA VITA PER UNA RAGIONE

Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.

Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno cha hai espresso.
Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.

Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano.

Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.

Qualche volta loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a prendere una decisione.

Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.

La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.

Alcune persone vengono nella nostra vita per una stagione, perché è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.

Loro ti portano un’esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’incredibile quantità di gioia.

Credici, è vero. Ma solo per una stagione!

Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree della tua vita.
                        
                                                                                               - Paulo Coelho - 

lunedì 21 gennaio 2013

LA STORIA DEGLI EFFETTI SPECIALI

Ieri sera dopo non so nemmeno io quanti anni, ho rivisto Ghostbuster, un film datato 1984, credo lo conosciate tutti, ma per chi non lo ricordasse parla di 4 scienziati, un po' eccentrici, che studiano il paranormale..

Una volta sfrattati dall'università per la quale lavorano, aprono un'agenzia di acchiappa fantasmi per far fronte al notevole incremento di manifestazioni paranormali che avevano cominciato a succedere indovinate dove? A New York! Bravi!

Una giovanissima Sigourney Weaver interpretava la loro prima cliente: nella cucina del suo appartamento avviene una manifestazione paranormale, infatti le uova che aveva appena comprato, iniziavano improvvisamente ad affrittellarsi sul piano di lavoro della cucina, mentre dal frigorifero uscivano dei rumori innaturali. Incuriosita ma allo stesso tempo spaventata, apriva l'anta, ed ecco che una creatura immonda con gli occhi rossi la terrorizzava a morte...

E qui mi fermo nella narrazione...

Era il lontano 1984, e gli effetti speciali lasciavano molto a desiderare: i mostri erano più finti della finzione stessa, pupazzi di gomma con la pretesa di far paura, che saltellavano nella peggior maniera possibile con una sovrapposizione di immagini al limite del surreale, per carità per l'epoca erano terrificanti, ma il mio pensiero, dopo tutto questo preambolo, è, ma questa bravissima attrice che ha interpretato con grande bravura e professionalità questo film che allora era il non plus ultra degli effetti speciali, cosa avrà pensato nel 2009 quando ha interpretato Avatar?

Esattamente 25 anni anni dopo, è un abisso...

Oggi esistono effetti speciali veramente stratosferici, addirittura si posso creare intere legioni di combattenti che sembrano reali e tangibili, o fare in modo di terminare le riprese di un film in cui purtroppo l'attore principale viene tristemente a mancare, come fu il caso di Parnassus e del mai troppo compianto e bravo Heath Ledger.

Oggi esiste il motion capture, dove con una tuta nera e tanti filini si possono appunto catturare le espressioni degli attori, e una volta digitalizzate, ecco che nascono i vari Gollum o i vari Na'vi...

A volte penso ai grandi film del passato, quei colossal che hanno fatto a dovere la storia del cinema: cosa sarebbe Jurassic Park oggi?

Già nel 1993 quando uscì, ricordo che era terrificante, specialmente le scene col tirannosauro..

E oggi? Col 3D poi?

Avremmo veramente la sensazione di finire nelle sue fauci...

Di passi da gigante ne sono stati fatti a milioni, è grazie al continuo sviluppo di queste meravigliose tecniche che oggi possiamo stupirci e strabiliarci al cinema.

Certo non tutto ciò che esce è di qualità e non tutto merita una standing ovation, ma ci sono film che hanno reso grande il cinema, alcuni registi passeranno alla storia, Steven Spielberg, Peter Jackson, James Camerin, I fratelli Scott e Nolan sono solo alcuni dei grandi che hanno contribuito a rendere magico il cinema...

Non finiremo mai di stupirci, e se mai invece lo faremo, vuol dire che non esisterà più questa grande magia che è la fantasia...

sabato 19 gennaio 2013

IL GIORNO DI DOLORE CHE UNO HA

Quando tutte le parole sai che non ti servon più
quando sudi il tuo coraggio per non startene laggiù
quando tiri in mezzo Dio o il destino o chissà che
che nessuno se lo spiega perché sia successo a te
quando tira un pò di vento che ci si rialza un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "grazie no"
quando sembra tutto fermo la tua ruota girerà.

Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu...

Quando indietro non si torna quando l'hai capito che
che la vita non è giusta come la vorresti te
quando farsi una ragione vorrà dire vivere
te l'han detto tutti quanti che per loro è facile
quando batte un pò di sole dove ci contavi un pò
e la vita è un pò più forte del tuo dirle "ancora no"
quando la ferita brucia la tua pelle si farà.

Sopra il giorno di dolore che uno ha.
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu...

Quando il cuore senza un pezzo il suo ritmo prenderà
quando l'aria che fa il giro i tuoi polmoni beccherà
quando questa merda intorno sempre merda resterà
riconoscerai l'odore perché questa è la realtà
quando la tua sveglia suona e tu ti chiederai che or'è
che la vita è sempre forte molto più che facile
quando sposti appena il piede lì il tuo tempo crescerà

Sopra il giorno di dolore che uno ha
Tu tu tu tu tu tu tu tu tu...

lunedì 7 gennaio 2013

L'ANNO CHE VERRA'...




Il 2012 se n'è andato fra morti e feriti, e da qualche giorno abbiamo aperto le porte al nuovo anno.
Non c'è molto da dire sull'anno appena finito.. S'è portato via tante cose ma soprattutto persone che avrebbero meritato di essere ancora qui oggi, come Wisława Szymborska, Renato Dulbecco, Lucio Dalla, Tony Scott, Neil Armstrong, Pier Luigi Vigna, Aldo Pinchera, Rita Levi Montalcini, solo alcuni dei nomi più famosi..
In questo anno funesto se n'è andato anche un caro amico che ha lasciato un vuoto incolmabile nella blog sfera..
Sono certa che sono tutti insieme, adesso, e se questo 2013 mi dà il sentore di essere un anno propizio, credo sia merito anche di queste persone che da dove sono ci aiuteranno a far sì che questo nuovo anno possa essere proprizio per tutti.
Abbiamo vissuto 12 mesi con la spada di Damocle dei Maya: non ci credo ma.. è stato il pensiero comune, e forse anche questo ha contribuito a farene un anno pessimo..
Ma ormai il 2012 è solo un ricordo, e in apertura di post ho scelto la canzone del Maesto Dalla, come ogni anno che si rispetti mi son data dei propositi, alcuni sono già iniziati, alcuni inizieranno prossimamente,  ma in particolare vorrei che questo fosse l'anno in cui i sogni e i propositi vedano davvero la luce e il compimento, non solo i miei ma quelli di voi tutti, perché lo meritiamo..
Voglio concludere con una frase che rubo a mio zio acquisito:



" Il tuo futuro dipende da te"
                                         -A.G.-




giovedì 6 dicembre 2012

NIENTE SUCCEDE A CASO

Stavo riflettendo, fra un lavoro e quell'altro, che l'etichetta Nicchioni al lato del mio blog, ci calza veramente a pennello..
Una qualunque cosa di nicchia si sa, indica che quella specifica cosa è solo per pochi, per gli intenditori, per gli amanti del genere.
C'è stato un tempo in cui mi dispiacevo che il mio blog non ricevesse molte visite, non ricevesse molti commenti.. Molti che approdano su questi lidi, leggono, spulciano qua e là, e poi se ne vanno in salutata ospite, senza dire se ciò che hanno letto gli è piaciuto, non gli è piaciuto.. Semplicemente come quando si entra in un negozio nel quale sei stato attratto solo da quella cosa specifica, entri di soppiatto, quasi a non farti vedere dai commessi, guardi velocemente e riesci, spesso senza nemmeno salutare che non si sa mai tu venissi brancato dal commesso che ti venderebbe pure sua madre.
C'è stato un tempo in cui avevo molte cose da dire, e le scrivevo, le scrivevo a ruota libera, e c'erano pure piogge di commenti, ma ora tutto questo non avviene più. Scrivo quando mi va, quando c'è qualcosa che mi colpisce davvero, e anche se colpisce me, non è detto che colpisca chi legge.
Il mondo è bello perché è vario, e in taluni casi, pure avariato.
Mi piacerebbe avere la capacità di molti amici blogger che costantemente scrivono e scrivono e scrivono, e lo fanno eccellentemente, rapisce il loro modo di scrivere, e non smetteresti mai di leggere ciò che scrivono: piacerebbe anche a me avere quella capacità, io che fino a qualche tempo fa mi vantavo che all'esame di maturità fui l'unica della mia classe a prendere 10 alla prova di italiano.. Ma là, a scuola, era diverso: là c'era un titolo, e da lì si doveva partire. Io non sono mai stata brava a darmi i titoli, mi vengono bene gli svolgimenti, ma i titoli proprio no.
Mi piacerebbe che anche il mio blog fosse una sede di scambio, dove io do qualcosa a voi, e voi date qualcosa a me, ma comprendo che è difficile quando c'è poco da dire..
C'è stato un tempo in cui invidiavo quei blog, anche amici che ad ogni post facevano decine e decine e decine di commenti, oggi non più.
Un mio caro amico che da poco non c'è più, ed ha lasciato veramente un vuoto incolmabile, mi diceva sempre che si scrive prima per noi stessi, chi legge, viene dopo: se ciò che scrivi è importante per te, lo sarà anche per gli altri.
Lui ha scritto un libro, un bellissimo libro, vi ho già parlato di lui, e lui era uno di quelli che mi spronava a scrivere, e mi ha anche detto di finire il libro che avevo iniziato a scrivere, che era bello, e che avrebbe avuto successo.
Chissà, magari lo farò.
Niente di più.
In giro ci sono persone egoiste, ci sono persone che si sentono il fulcro di tutto, e piaccono, forse proprio per questo. Io non sono così, io non riesco a incentrare tutto su me, anzi, io mi sento come il nero, qualcosa che non vuole essere visto, né notato. Forse è anche per questo, perché il mondo è fatto da persone curiose, ma non Curiose, curiose..
Questo è un blog di nicchia, per veri intenditori, e come si dice, A BUON INTENDITOR, POCHE PAROLE....

venerdì 16 novembre 2012

LE COSE IMPORTANTI

Ci facciamo troppo travolgere dalle cose materiali, diamo troppa importanza alle cose superficiali e facciamo troppa fede sulle cose o le persone che sono lì, al nostro fianco.

Diamo per scontato che se ci sono, ci saranno sempre, e poi puf, un attimo dopo, invece non ci sono più.

Ci sono dolori così grandi che si affacciano alla porta della vita delle persone, così grandi che non li si riesce nemmeno ad immaginare.

Guardavo l'album di nozze di una coppia di ragazzi che hanno la mia età... Lei è completamente calva, non ha nemmeno le ciglia.. E' malata, ho pensato..

No.

Ha affrontato un dolore grande, grandissimo, con cui tutti, è vero, prima o poi faremo i conti, ma che, per lei, è stato troppo precoce, troppo improvviso e non le ha lasciato scampo, non le ha lasciato scelta, non le ha dato abbastanza tempo.

Lei ha perso sua mamma.

Lei dal dolore ha perso tutti i capelli, sopracciglia, ciglia.

DA quel momento non le sono più ricresciuti.

Ci sono dolori grandi, troppo, da sopportare.

Si va avanti, dopo.

Si cerca di ricrearsi una normalità, ma quando ti guardi allo specchio, nei tuoi occhi, vedrai sempre quel volto che non è più a tuo fianco. Che non era lì quando Lui ti ha chiesto di sposarlo. Che non era lì quando hai scelto il vestito. Che non era lì quando sei arrivata all'altare. Che non era lì quando hai detto sì. Che non sarà lì quando diventerai madre.

Si può sostituire tutto.

Non si può sostitutire l'amore di una madre.

Sii felice, Giulia.

Lei è con te.

sabato 10 novembre 2012

DONNA

Tutti i giorni si alza prima degli altri, prepara la colazione e il pranzo per il marito che non rientra a casa fino a sera. Sveglia i suoi 3 figli e li fa preparare per andare a scuola, stende la prima lavatrice e ne prepara subito un'altra. Accompagna a scuola la bimba piccola, e, puntuale come un'orologio svizzero, alle 9:00 è già a lavoro. Quando esce va a prendere la bimba all'asilo, corre a far la spesa, mentre risponde al telefono prima ad uno e poi all'altro figlio che gli dicono di prendere questa o quella cosa. Rientra trafelata a casa, sistema la spesa e mette su la cena, stende la seconda lavatrice, tira su i letti, pulisce, spolvera, e aiuta la bimba a fare i compiti per il giorno dopo. Serve la cena, e si alza mille volte per servire tutti o portare in tavola il sale o l'olio per il marito o i figli.. Riassetta la cucina, e prepara la lavatrice per il giorno dopo, controlla i compiti, e mette a letto la bimba piccola.
Quando si stende nel letto, dopo una giornata no stop, è moglie amorevole...
Buona notte ed è già mattina, nuovo giorno è tutto ricomincia come una ruota che gira...
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