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Artista, fino in fondo al midollo dell'osso.. Sognavo una mansarda a Montmartre, il basco in testa, da vera Bohèmienne.. Una finestra che illuminava la mia tela dove i miei pensieri si posavano in amipie pennellate di colore.. Invece ho il desiderio prorompente di stabilirmi in UK, e chissà, magari un giorno nemmeno troppo lontano diventerò "devota" suddita di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra!!
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martedì 6 marzo 2012

SFIDA INTERNAZIONALE SUI PIACERI SEMPLICI DELL'ANIMA

foto di Debora
Per non perdere l'abitudine, intanto vi delizio con qualche scorcio di un posto che è nel mio cuore e lì resterà per sempre.. La Sicilia!!
Poi raccolgo la "sfida" lanciata dalla cara Sig.na Silvietta, la quale mi ha gentilmente invitato ad indicare quali sono le 10 cose che ci fanno stare bene... Non è una cosa semplice, né tanto meno scontata: spesso non ci rendiamo conto che le cose semplici sono quelle che ci danno più piacere, e invece spesso ci affanniamo alla ricerca del piacere facendo salti mortali, quando invece, la felicità, è a portata di mano...
Ecco le mie 10 cose, in ordine sparso, perché non si può fare una classifica di ciò che si ama e ci fa stare bene...
1. - Ho la fortuna di vivere sul mare. Vivo in una città che si affaccia sul luogo più incantevole che esista al mondo, il mare, ed è proprio esso la prima cosa che mi rende felice: sapere che quando apro gli occhi al mattino, basta che mi affacci al terrazzo di casa, e svolti la testa a sinistra e vedo lo specchio azzurro di mare, ha un valore inestimabile. Il mare, personalmente, mi dà serenità, felicità, sicurezza, placa il mio animo tempestoso, a lui affido i miei pensieri, anche quelli burrascosi, e accolgo, trasportata dalle sue onde, la calma che lui mi restituisce.. E non ne posso fare a meno, seppur abitandoci, le mie vacanze devono essere al mare, che sia qui, o altrove, io ho bisogno di lui, come si ha bisogno dell'aria..
2. - Ho uno spirito libero, forse dovuto al luogo dove sono nata, il mare ti infonde un senso innato di libertà, e ti rende un poco nomade.. Sento la necessità di vedere, scoprire assaporare nuovi posti, ed ecco che scopro che viaggiare è una di quelle cose che mi fa stare bene. Mio marito dice che ce l'ho insito nel DNA, che se potessi, passerei la mia vita a viaggiare, ed ha ragione.. Mi piace decidere la meta delle nostre vacanze, mi piace organizzare il viaggio nei suoi minimi dettagli, come raggiungere il posto, cosa vedere, cosa non dobbiamo assolutamente perderci, e vivo quasi in funzione del viaggio stesso, con la trepidante attesa che arrivi quel momento.. E quando torno, non mi sento triste, perché mi godo ciò che ho vissuto, e sono pronta a organizzare il viaggio successivo.. Mi nutro di quella piacevole sensazione che è l'attesa..
3. - Il mare, i viaggi, stuzzicano quel lato che fa parte sostanziale della mia persona, il lato artistico, ed anche se non sono brava, anche se non sono un'esperta, mi diletto nella fotografia, fisso con un click quell'attimo che poi non si ripeterà.. quell'attimo che entrerà nell'album dei ricordi e che mi rende felice per averlo vissuto, assaporato, osservato e che mi ha arricchito.. Fotografare mi rende felice, e non occorre, per me, farlo con la strumentazione professionale, i mie scatti migliori sono come l vecchie polaroid, immagini fermate nel tempo anche con il telefono, ricordi che rimangono, impressi, in me, per non volare più via..
4. - Ma sono anche felice e godereccia, e niente è più godereccio di una bella cena fuori con chi amo e con i miei amici, è un momento che mi rilassa, mi distende, mi fa stare bene, perché in quel momento, quel posto e quelle persone, sono la mia isola felice.. Il convivio, davanti ad un buon piatto, con un calice di buon vino, con la persona che amo e con gli amici che sono fratelli, ecco, non ha prezzo.. Questa è una delle cose cui non posso fare a meno, che mi fa stare bene, che mi appartiene e che fa parte sostanziale di me, del mio essere..
5. - E io c'ho l'arte, nel sangue, oltre al salmastro.. Sì, c'ho l'arte.. l'ho ereditata da mia mamma, ma ancora prima da mia nonna, e ancora prima dal mio tris nonno, un pittore bravissimo che ha restaurato i dipinti che si posono ammirare nel Duomo di Pietrasanta.. Da bambina non giocavo con i giocattoli o con le bambole, io disegnavo... Mia mamma all'epoca a colazione mangiava i biscotti integrali Misura, mi ritagliava la confezione di cartone per darmi i cartoncini su cui io passavo le mie giornate a disegnare, mi mettevo sul tavolinetto di legno e sulla relativa seggiolina che mi aveva fatto mio nonno, e con matite, pastelli, pennarelli, acquarelli, tempere io mi esprimevo.. Non posso farne a meno, disegno ancora oggi, è una cosa che mi fa stare bene, attraverso il disegno, la pittura, esprimo ciò che sento, ciò che vedo, ciò che provo.. Una vera esplosione di felicità attraverso i tratti che rimangono indelebili nel mio cuore..
6. - Della mia arte di quando ero bambina, ne ha fatte le spesse mia nonna.. Rimarrà negli annali quando ha dovuto far rifoderare il suo bellissimo divano di pette perché io l'ho dipinto con i miei attacchi d'arte, e allo stesso tempo, ha dovuto rimbiancare le pareti del salotto perché io spostavo i quadri per disegnarci dietro.. Ma non mi ha mai sgridato.. la mia famiglia, quella di origine, e quella che mi sto costruendo è ciò che posseggo di più prezioso e fondamentale nella mia vita.. E' il porto sicuro dove so che sto bene e mi sento felice.. Come del mare, non posso farne a meno, è la linfa vitale che mi fa vivere felice..
7. - E come fare a meno di quella felicità un po' materiale che mi arriva dallo shopping? Non faccio sessioni ossessive e compulsive, ma mi piace girare per negozi, guardare le vetrine, osservare cosa propongono per poi puntualmente scartare ciò che va di moda e farmi prendere totalmente dal mio anticonformismo, e acquistare regolarmente ciò che mi piace e non ciò che è di moda.. Raramente cedo ai dettami, in questo, non me ne voglia la mia nonna sarta, ma io ho una visione di ciò che viene chiamato out-fit, tutto mio.. C'è una frase che è rimasta negli annali.. Un pomeriggio di un po' di anni fa ero in giro con una mia amica, ci fermammo davanti ad una vetrina di articoli sportivi e io vidi un bellissimo paio di scarpe da tennis ed esclamai tutta felice e convinta: "Guarda Vale che belle scarpe!!", lei guardò le scarpe che le avevo indicato e disse: "Sì, sono proprio nel tuo stile!!".. Sì perché io ho un mio stile, e da buona artista quale mi ritrovo, non so fino a che punto viene compreso.. Intendiamoci, non faccio abbinamenti che farebbero rivoltare Chanel nella tomba, ma come ho detto, non seguo la moda, o per lo meno, non alla lettera come ci viene mostrata...
8. - Adoro andare al cinema, non posso definirmi una cinefila, ma quando so che al cinema esce un film che non posso assolutamente fare a meno di vedere, faccio carte false per organizzarmi la serata, che è quasi sempre fatta di marito, amici cinefili di fiducia, cinema e pizza.. Non guardo tutto al cinema, solo ciò che mi piace davvero, ciò che poi immancabilmente entra a far parte della mia videoteca privata, una selezione accurata di film fantasy, cartoni animati, action movie..
9. - Ma i film che vedo sono sempre precuduti dalla versione cartacea degli stessi, i libri dai cui vengono tratti.. Leggo tanto, e leggo di tutto.. Leggere è un piacere che ho ereditato da mia mamma, e se non ho un libro, leggo tutto ciò che mi capita a tiro, anche le etichette di tutto ciò che possiede un'etichetta.. Mi piace tenermi informata, sapere cosa uso, cosa mangio, cosa bevo, e anche se poi capita, specie per saponi, profumi, cosmetici ed affini non ci capisco una mazza, per lo meno posso dire, l'avevo letto!!
E the last but not the least (si scrive così?)
10. - Osservare: sono un'attenta osservatrice, ovvio, per quello che mi pare, per quello che mi interessa, per quello che cattura la mia ttenzione.. che poi osservare fa rima con polemizzare, le metto a braccetto perché sono parte integrante e sostanziale l'una dell'altra.. Osservo e scruto, e poi immancabilmente esprimo la mia, prendendomi l'ormai rinomata etichetta di polemizzatrice D.O.C.G., e che ci posso fare? Alla fine io l'avviso l'ho messo, e chi mi conosce lo sa: SEMPLICEMENTE IO.. SONO COME SONO!!
Ecco, queste sono SOLO 10 delle cose che mi piacciono, che fanno stare bene me e la mia anima, ma l'elenco potrebbe andare avanti ancora all'infinito, perché la ricetta per stare bene è fatta di piccole e semplici cose, e se si guarda bene, è alla portata di tutti!!
Ed ora, come di consueto, passo la palla ad altri 5 blogger, senza obbligo, e senza impegno, e se siete già stati insigniti di cotanto Onere e/o Onore, trasgredendo un po' alla regola, lo cedo a chiunque passa di qua, e vuole contribuire a far sapere al mondo che essere felici e stare bene si può, ed è alla portata di tutti!!
Come dite? Sono 7 invece di 5? eh va beeh.. fatta la legge scoperto l'inganno!!
A presto!!

mercoledì 15 giugno 2011

NO COMMENT... & KAMA ART & DESIGN

Correva l'anno 1995 quando iniziai le superiori a Pietrasanta, all'Istituto Don Lazzeri, per Geometri e Ragionieri.. Quell'anno conobbi Mirko Babboni, un ragazzo con un dono meraviglioso: con la matita materializzava ciò che la sua fantasia creava... Qualche anno dopo nella nostra classe giunse anche Alessio Mariani, a quel punto il connubio era fatto.. Alessio, come Mirko aveva anche lui il dono di saper disegnare come solo i veri artisti sanno fare..
A scuola si sa, ci si passa spesso i diari, per curiosare, o semplicemente perché serve una tavolozza dove immortalare l'estro che in quel momento balena nella mente.. E i miei diari sono cassaforti che conservano i primi schizzi di Mirko ed Alessio..
A luglio 2000 le nostre strade si separano, almeno la mia con quella di Mirko ed Alessio, che credo e spero abbiano continuato il loro sodalizio artistico perché c'era davverodel talento che doveva essere coltivato e doveva sfociare per forza in qualcosa di unico..
Ormai 2 anni fa mi sono affacciata al mondo blogger, ho scoperto questa piattaforma blogspot, e con essa tante persone che hanno fatto e fanno parte della mia vita, arricchendomi e facendomi conoscere interessi davvero svariati.. Nel vagare qua e là, un giorno, per caso, mi sono imbattuta in questo blog, di cui riporto la foto della home page qui sotto



Spulcia di qua, e spulcia di là..cosa scopro? NOOOOOOOOOOOO....Alessiooooooooooooo!!
Subito mi ficco fra i suoi lettori, e con immenso piacere scopro che il suo sogno di diventare un disegnatore, cartoonista e designer è diventato realtà... Ma la sorpresa più sorprendente l'ho avuta ieri quando bazzicando sempre sul blog di Alessio ho visto che aveva appena completato un'opera, perché di questo si tratta, in collaborazione indovinate con chi??? Ma con Mirko!!
E ho scoperto, sempre tramite Alessio, che anche Mirko ha un suo blog qua su blogspot:


Non posso nascondervi che sono felicissima di averli ritrovati, e soprattutto di sapere che la loro amicizia è sempre verde ed è diventata un sodalizio artistico.
Sono due ragazzi talentuosi e davvero bravi, due artisti che meritano di avere tutto il successo che la vita può e deve riservare loro..
Per chi è amante come me dell'arte, ma anche per chi sa apprezzare il vero talento, consiglio di andare a vedere le loro opere, Mirko lo trovate qui , Alessio lo trovate qui .
Se volete, poi, fatemi sapere cosa ne pensate, per me sono GENIALI!!!

lunedì 7 febbraio 2011

2011: L'ANNO DEL CONIGLIO


foto dal web

Si narra di quattro amici animali, una scimmia, una lontra, uno sciacallo ed un coniglio che, nel giorno sacro buddista di Uposatha (dedicato alla carità e alla meditazione) decisero di cimentarsi in opere di bene. Avendo incontrato un anziano viandante, sfinito dalla fame, i quattro si diedero da fare per procacciargli del cibo; la scimmia, grazie alla sua agilità, riuscì ad arrampicarsi sugli alberi per cogliere della frutta; la lontra pescò del pesce e lo sciacallo, sbagliando, giunse a rubare cibo da una casa incustodita. Il coniglio invece, privo di particolari abilità, non riuscì a procurare altro che dell'erba. Triste ma determinato ad offrire comunque qualcosa al vecchio, il piccolo animale si gettò allora nel fuoco, donando le sue stesse carni al povero mendicante. Questi, tuttavia, si rivelò essere la divinità induista Śakra e, commosso dall'eroica virtù del coniglio, alzò il fumo dal fuoco disegnando così la sua immagine sulla superficie della Luna, perché fosse ricordata da tutti.

mercoledì 6 ottobre 2010

LA SCALA PRODIGIOSA


LA SCALA PRODIGIOSA DI SAN GIUSEPPE

A Santa Fe, nel Nuovo Messico, la scala
"miracolosa" di Nostra Signora della Luce

Nel settembre 1852, alcune Suore di Lorette (Loreto?) andarono ad installarsi nel Sud-Ovest degli Stati Uniti, tra il Kentucky, il Missouri ed il Kansas. Un viaggio difficile ed ad alto rischio nel corso del quale la superiora, Madre Mathilde, morì di colera. Esse si fermarono a Santa Fe, nel Nuovo Messico (altra terra strappata al Messico dagli americani). Suor Madeleine (nominata superiora da Mons. Lamy), Suor Catherine, Suor Hilaire e Suor Robert si installarono in una casetta, in mezzo ad una popolazione composta principalmente da messicani e da indiani.
La loro prima preoccupazione fu quella di costruire un convento e una cappella. Esse fecero dunque venire alcuni carpentieri messicani e, ben presto, una scuola venne edificata: il Collegio di Lorette. La costruzione della cappella iniziò il 25 luglio 1873, secondo il progetto dell'architetto Mouly, che aveva disegnato la cattedrale di Santa Fe. Mons. Lamy, che era francese, nutriva l'idea di costruire "qualcosa di simile" alla Saint-Chapelle di Parigi!
Questa cappella fu dunque la prima costruzione gotica ad Ovest del Mississippi. L'edificio doveva essere di 8 metri di larghezza, 23 metri di lunghezza e 26 metri di altezza. Essa venne posta sotto il patronato di San Giuseppe.
A cappella finita, le Suore si accorsero che se da un lato la realizzazione era notevole, tuttavia era stato fatto un errore grossolano: nessun collegamento era stato previsto tra la tribuna ed il coro. Nessuna tromba di scale e, tenuto conto dell'altezza della tribuna, era impossibile installarne una! Suor Madeleine fece venire numerosi carpentieri per provare a risolvere il problema. Invano. Certi proposero di mettere una scala, altri di radere al suolo l'intero edificio per ricostruirlo. Le Suore preferirono fare una novena.
E di stare a vedere.
L'ultimo giorno della novena, un uomo anziano, che spingeva un asino carico di attrezzi, propose di costruire una scala, cosa che gli venne accordata, naturalmente. In fatto di attrezzi, l'uomo ne possedeva solamente tre: una sega, un martello e una squadra a T. Dopo sei mesi, il lavoro fu finito. E l'uomo sparì dall'oggi al domani. Senza lasciare tracce. E senza aver chiesto nemmeno un soldo.
Madre Madeleine, preoccupata di assolvere il suo debito, andò alla segheria per pagare il discreto carpentiere e il legno. Ma ecco la sorpresa: nessuno conosceva l'uomo e nessun documento riguardava un acquisto di legno per la cappella. Primo mistero. Il secondo, non certamente da meno, riguarda la scala. È un vero capolavoro composto da due spirali complete (2 x 360°), su sé stesse. A differenza della maggior parte delle scale a chiocciola, essa non ha nessun pilastro centrale per sostenerla. Il che vuol dire che è sospesa senza nessun supporto. Tutto il suo peso grava sul primo scalino. Suor Florian OSF, che ha lasciato un racconto di questa storia "miracolosa" (cfr. rivista Saint-Joseph, aprile 1960), scrive: "Parecchi architetti hanno affermato che questa scala avrebbe dovuto crollare al suolo nel momento stesso in cui la prima persona si fosse azzardata sul primo scalino. E tuttavia essa è stata utilizzata quotidianamente per oltre cento anni.
La scala è stata assemblata esclusivamente con perni di legno: non c'è un solo chiodo. Attualmente, la parte localizzata sotto gli scalini tra il montante e la cremagliera assomiglia al legno leggero. In realtà, si tratta di gesso mescolato al crine di cavallo, destinato a dare rigidità. Troppo numerosi sono i visitatori che si sono lasciati prendere dalla tentazione di portarsi a casa un souvenir, e che perciò hanno strappato dalla scala dei pezzi di gesso. Nel 1952, quando le Suore hanno festeggiato il centenario del loro arrivo a Santa Fe, hanno sostituito il gesso, e l'hanno dipinto in modo da dargli l'aspetto di smalto color legno". All'epoca della sua costruzione, la scala non aveva ringhiere. Esse furono aggiunte cinque anni più tardi. Una delle ragazze che si trovava allora nel collegio aveva 13 anni.
Più tardi, divenne Suor Marie presso le Suore di Lorette. Essa ha spiegato come lei e le sue compagne furono probabilmente le prima ad utilizzare la scala: "Avevamo talmente paura a salire sulla tribuna che ne ridiscendevamo sulle mani e sulle ginocchia". Migliaia di visitatori sono venuti - dal mondo intero - per esaminare questa scala misteriosa. Tra essi, numerosissimi architetti. Tutti hanno ammesso che non comprendevano assolutamente come la scala sia stata costruita. Né come abbia potuto rimanere in buono stato dopo decine di anni di utilizzo.
Spiega ancora Suor Florian: "Ho parlato della scala con Urban C. Weidner, architetto della regione di Santa Fe e perito di rivestimenti in legno. Mi ha detto che non aveva visto mai una scala a chiocciola su 360° che non fosse sostenuta da un pilastro centrale. Una delle cose più sorprendenti a proposito di questa scala, secondo Weidner, è la perfezione delle curve dei montanti.
Egli mi ha spiegato che il legno è raccordato (nel gergo della falegnameria si dice "innestato") sui lati dei montanti da nove spacchi di innesto sull'esterno,e da sette sull'interno. La curvatura di ogni pezzo è perfetta. Come puo essere stata realizzata una scala simile nel 1870, da un uomo che ha lavorato da solo, in un luogo isolato, con degli attrezzi più che rudimentali? Questo fatto non è mai stato spiegato".
Numerosi periti del legno hanno tentato di identificare il tipo di legname utilizzato, in modo da individuare la sua origine. Senza trovare risposte. Gli scalini, instancabilmente utilizzati per più di un secolo, non presentano segni di usura che sul bordo. Uno di questi periti pensa di avere identificato questo legno come "un tipo di pino granuloso sui bordi". Resta il fatto che questo legno duro non viene dal Nuovo Messico. "Nostra Madre, la Santa Chiesa è sempre molto circospetta quando si tratta di giudicare sulle cose soprannaturali.
Ecco perché le Suore e i sacerdoti della regione di Santa Fé hanno evitato, nello stesso spirito, di dire qualcosa di definitivo a proposito della scala. Le Suore del Collegio di Nostro Signora di Lorette sanno oggi, come dicevano già.
Suor Madeleine e la sua comunità, che la scala era stata la risposta di San Giuseppe alle loro preghiere. Molti amano pensare che il carpentiere era San Giuseppe stesso. Tuttavia, gli annali della comunità, come gli archivi diocesani, sono silenziosi sull'argomento: gli annali ci dicono solamente che la Cappella di Nostra Signora della Luce è stata dedicata a San Giuseppe il 25 aprile 1878", ricorda Suor Florian.

LA SCALA MISTERIOSA!

Città di Santa Fé, in New Mexico, USA. C’è un mistero che da oltre 130 anni attira circa 250 mila visitatori ogni anno.
Al centro dell’attenzione “La Chiesa Loreto”.
Quello che distingue questa chiesa è che l’oggetto del miracolo, avvenuto in essa, è una Scala.
La chiesa fu costruita durante il diciannovesimo secolo. Terminati i lavori, le suore si accorsero che non c’era una scala adeguata per raggiungere il piano superiore.
Pregarono nove giorni San Giuseppe che era un falegname.
Nell’ultimo giorno della preghiera uno sconosciuto bussò alla loro porta dicendo di essere un falegname e che avrebbe potuto aiutarle a costruire una scala.
Costruì da solo una scala, considerata un prodigio di falegnameria.
Nessuno riesce a capire come la scala si regga da sola, senza un sostegno centrale.
Alla fine il falegname, che non aveva usato nè chiodi, nè colla per la costruzione, sparì senza prendere alcun compenso.
Si sparse la voce, nella città di Santa Fé, che il Falegname era San Giuseppe stesso...mandato da Gesù Cristo ad occuparsi del problema delle suore. Da quel momento la scala fu considerata “miracolosa” ed è diventata un luogo di pellegrinaggio.
Ci sono tre misteri in questo caso, dice la portavoce della cappella:
- il primo è che, fino ad oggi, l’identità di quest’uomo è rimasta sconosciuta.
- il secondo mistero: tutti gli architetti, ingegneri e scienziati dicono che non riescono a capire come questa scala possa mantenersi in equilibrio senza un sostegno centrale.
- il terzo mistero: da dove è venuto il legno? Hanno controllato e hanno scoperto che il tipo di legno usato per costruire la scala non esiste in tutta la regione.
C’è un altro dettaglio che fa pensare a un fatto miracoloso: la scala ha 33 gradini, l’età di Gesù Cristo.
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