I lettori
Io sono
- Debora
- Artista, fino in fondo al midollo dell'osso.. Sognavo una mansarda a Montmartre, il basco in testa, da vera Bohèmienne.. Una finestra che illuminava la mia tela dove i miei pensieri si posavano in amipie pennellate di colore.. Invece ho il desiderio prorompente di stabilirmi in UK, e chissà, magari un giorno nemmeno troppo lontano diventerò "devota" suddita di Sua Maestà la Regina d'Inghilterra!!
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martedì 2 aprile 2013
LETTERA DI ABRAHAM LINCOLN ALL'INSEGNANTE DI SUO FIGLIO
Dovrà imparare, lo so, che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri.
Però gli insegni anche che per ogni delinquente, c’è un eroe;
che per ogni politico egoista c’è un leader scrupoloso….
Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico,
cerchi di tenerlo lontano dall’invidia, se ci riesce,
e gli insegni il segreto di una risata discreta.
Gli faccia imparare subito che i bulli sono i primi ad essere sconfitti….
Se può, gli trasmetta la meraviglia dei libri….
Ma gli lasci anche il tempo tranquillo per ponderare l’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.
Gli insegni che a scuola è molto più onorevole sbagliare piuttosto che imbrogliare…
Gli insegni ad avere fiducia nelle proprie idee, anche se tutti gli dicono che sta sbagliando…
Gli insegni ad essere gentile con le persone gentili e rude con i rudi.
Cerchi di dare a mio figlio la forza per non seguire la massa, anche se tutti saltano sul carro del vincitore…
Gli insegni a dare ascolto a tutti gli uomini,
ma gli insegni anche a filtrare ciò che ascolta col setaccio della verità, trattenendo solo il buono che vi passa attraverso.
Gli insegni, se può, come ridere quando è triste.
Gli insegni che non c’è vergogna nelle lacrime.
Gli insegni a schernire i cinici ed a guardarsi dall’eccessiva dolcezza.
Gli insegni a vendere la sua merce al miglior offerente, ma a non dare mai un prezzo al proprio cuore e alla propria anima.
Gli insegni a non dare ascolto alla gentaglia urlante e ad alzarsi e combattere, se è nel giusto.
Lo tratti con gentilezza, ma non lo coccoli, perché solo attraverso la prova del fuoco si fa un buon acciaio.
Lasci che abbia il coraggio di essere impaziente.
Lasci che abbia la pazienza per essere coraggioso.
Gli insegni sempre ad avere una sublime fiducia in sé stesso,
perché solo allora avrà una sublime fiducia nel genere umano.
So che la richiesta è grande, ma veda cosa può fare…
E’ un così caro ragazzo, mio figlio!
Abraham Lincoln
mercoledì 23 gennaio 2013
LE PERSONE ARRIVANO NELLA NOSTRA VITA PER UNA RAGIONE
Le persone vengono nella tua vita per una ragione, per una stagione o tutta la vita.
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.
Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno cha hai espresso.
Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano.
Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.
Qualche volta loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a prendere una decisione.
Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una stagione, perché è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Loro ti portano un’esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree della tua vita.
- Paulo Coelho -
Quando saprai perché, saprai cosa fare con quella persona.
Quando qualcuno è nella tua vita per una ragione, di solito è per soddisfare un bisogno cha hai espresso.
Sono venuti per assisterti attraverso una difficoltà, per darti consigli e supporto, per aiutarti fisicamente, emotivamente o spiritualmente.
Possono sembrare come un dono del cielo e lo sono. Loro sono li per il motivo per cui tu hai bisogno che ci siano.
Quindi, senza nessuno sbaglio da parte tua o in un momento meno opportuno, questa persona dirà o farà qualcosa per portare la relazione a una fine.
Qualche volta loro muoiono. Qualche volta se ne vanno. Qualche volta si comportano male e ti costringono a prendere una decisione.
Ciò che dobbiamo capire è che il nostro bisogno è stato soddisfatto, il nostro desiderio realizzato, il loro lavoro è finito.
La tua preghiera ha avuto una risposta e ora è il momento di andare avanti.
Alcune persone vengono nella nostra vita per una stagione, perché è arrivato il tuo momento di condividere, crescere e imparare.
Loro ti portano un’esperienza di pace o ti fanno ridere. Possono insegnarti qualcosa che non hai mai fatto. Di solito ti danno un’incredibile quantità di gioia.
Credici, è vero. Ma solo per una stagione!
Le relazioni che durano tutta la vita ti insegnano lezioni che durano tutta la vita, cose che devi costruire al fine di avere delle solide fondamenta emotive. Il tuo lavoro è accettare la lezione, amare la persona e usare ciò che hai imparato in tutte le altre relazioni e aree della tua vita.
- Paulo Coelho -
giovedì 10 gennaio 2013
RIFLESSIONE
So che è come dire ho scoperto l'acqua calda, ma c'è l'ho dentro e questo è l'unico posto in cui poterlo esternare con tutta la forza che possiedo: non c'è la volontà di creare lavoro. I giovani d'oggi non sono incentivati a realizzarsi professionalmente, almeno nel nostro paese, un paese vecchio fondato sui vecchi e che sui vecchi si regge, infatti è molto traballante.
Parto da un esempio che è alla mia portata, io ho fatto la scuola superiore per geometri, già da lì si è partiti con illuderci di fare molto laboratorio, uscite all'aperto per imparare ad utilizzare gli strumenti che alla fine della scuola sarebbero stati il nostro pane quotidiano, alla fine è una scuola professionalizzante, quindi è il minimo, tutto questo, come il minimo sarebbe prevedere almeno al 5^ anno, un periodo di stage negli uffici tecnici per vedere dal vivo e toccare con mano quello che di lì a poco, sarà il nostro mestiere.
Niente di tutto ciò, e parlo di una quindicina di anni fa... Noi abbiamo fatto un quinquennio di studi senza mai fare un solo laboratorio, siamo usciti da scuola senza saper utilizzare un solo programma che serviva ad espletare la professione di geometra, senza aver mai, escluse numero 3 volte, utilizzato gli strumenti della nostra professione, senza avere la minima nozione di urbanistica né la più basilare formazione per dire posso affrontare il biennio di tirocinio perché so di cosa si parla e almeno un po' so come si fa.
Il tirocinio per l'abilitazione alla libera professione di geometra a seconda di dove capiti a farlo, può essere inesistente, ti ritrovi cioè a fare il segretario a costo zero, o se hai un minimo di fortuna, trovi un geometra che con non poco sacrificio suo e tuo, ti insegna la professione, cosicché puoi sostenere l'esame e se sei stato bravo lo superi e inizi un nuovo calvario.
Come dicevo questo paese è vecchio, si fonda sui vecchi, su principi vecchi e non lascia il minimo spazio alle nuove generazioni, e in questa professione lo si vede chiaramente, come del resto in tante altre per non dire in tutte le altre.
Una volta che si è superato l'esame di abilitazione quasi sempre si viene allontanati dallo studio dove si è fatto tirocinio, e a quel punto, cosa si fa? Per sostenere dei corsi di specializzazione occorre essere iscritti all'albo, per sostenere dei corsi di aggiornamento, occorre essere iscritti all'albo... Iscriversi all'albo comporta un notevole dispendio di soldi, perché iscriversi all'albo comporta iscriversi alla cassa nazionale geometri, che sarebbe come l'inps, l'istituto che alla fine della carriera, ti dovrebbe elargire la pensione, tutto questo giochino vale circa 2000€ l'anno.
Ma se io non ho un lavoro che mi garantisce le entrate, da dove li tiro fuori i 2000€ per iscrivermi e per fare i corsi professionalizzanti che mi darebbero l'opportunità di avere una chance in più per inserirmi nel mondo del lavoro?
Ci si ritrova sostanzialmente col culo per terra, si sono buttati al vento anni preziosi della propria vita, ci si è piegata la schiena sopra i libri o fatto le ore piccole in ufficio per aiutare il geometra a consegnare quella pratica importante dove tu ci hai guadagnato l'aver imparato un mestiere ma che non puoi esercitare perché non te ne hanno dato la possibilità, e non ti aiutano nemmeno ad inserirti nel mondo del lavoro perché ruberesti il lavoro agli altri professionisti anziani...
Un paese vecchio, che pensa vecchio e si regge sui vecchi, ha un sistema traballante, e fin quando è più facile additare i ragazzi come bamboccioni, come sfaticati, scansafatiche, choosy, senza invece riflettere che è il sistema che non favorisce lo sviluppo, non crea la possibilità di farsi strada sulle proprie forze, la propria volontà di farcela e diventare qualcuno, allora non ci sarà futuro.
Lentamente muore.. In un agonia logorante che sfinisce e arrende...
Parto da un esempio che è alla mia portata, io ho fatto la scuola superiore per geometri, già da lì si è partiti con illuderci di fare molto laboratorio, uscite all'aperto per imparare ad utilizzare gli strumenti che alla fine della scuola sarebbero stati il nostro pane quotidiano, alla fine è una scuola professionalizzante, quindi è il minimo, tutto questo, come il minimo sarebbe prevedere almeno al 5^ anno, un periodo di stage negli uffici tecnici per vedere dal vivo e toccare con mano quello che di lì a poco, sarà il nostro mestiere.
Niente di tutto ciò, e parlo di una quindicina di anni fa... Noi abbiamo fatto un quinquennio di studi senza mai fare un solo laboratorio, siamo usciti da scuola senza saper utilizzare un solo programma che serviva ad espletare la professione di geometra, senza aver mai, escluse numero 3 volte, utilizzato gli strumenti della nostra professione, senza avere la minima nozione di urbanistica né la più basilare formazione per dire posso affrontare il biennio di tirocinio perché so di cosa si parla e almeno un po' so come si fa.
Il tirocinio per l'abilitazione alla libera professione di geometra a seconda di dove capiti a farlo, può essere inesistente, ti ritrovi cioè a fare il segretario a costo zero, o se hai un minimo di fortuna, trovi un geometra che con non poco sacrificio suo e tuo, ti insegna la professione, cosicché puoi sostenere l'esame e se sei stato bravo lo superi e inizi un nuovo calvario.
Come dicevo questo paese è vecchio, si fonda sui vecchi, su principi vecchi e non lascia il minimo spazio alle nuove generazioni, e in questa professione lo si vede chiaramente, come del resto in tante altre per non dire in tutte le altre.
Una volta che si è superato l'esame di abilitazione quasi sempre si viene allontanati dallo studio dove si è fatto tirocinio, e a quel punto, cosa si fa? Per sostenere dei corsi di specializzazione occorre essere iscritti all'albo, per sostenere dei corsi di aggiornamento, occorre essere iscritti all'albo... Iscriversi all'albo comporta un notevole dispendio di soldi, perché iscriversi all'albo comporta iscriversi alla cassa nazionale geometri, che sarebbe come l'inps, l'istituto che alla fine della carriera, ti dovrebbe elargire la pensione, tutto questo giochino vale circa 2000€ l'anno.
Ma se io non ho un lavoro che mi garantisce le entrate, da dove li tiro fuori i 2000€ per iscrivermi e per fare i corsi professionalizzanti che mi darebbero l'opportunità di avere una chance in più per inserirmi nel mondo del lavoro?
Ci si ritrova sostanzialmente col culo per terra, si sono buttati al vento anni preziosi della propria vita, ci si è piegata la schiena sopra i libri o fatto le ore piccole in ufficio per aiutare il geometra a consegnare quella pratica importante dove tu ci hai guadagnato l'aver imparato un mestiere ma che non puoi esercitare perché non te ne hanno dato la possibilità, e non ti aiutano nemmeno ad inserirti nel mondo del lavoro perché ruberesti il lavoro agli altri professionisti anziani...
Un paese vecchio, che pensa vecchio e si regge sui vecchi, ha un sistema traballante, e fin quando è più facile additare i ragazzi come bamboccioni, come sfaticati, scansafatiche, choosy, senza invece riflettere che è il sistema che non favorisce lo sviluppo, non crea la possibilità di farsi strada sulle proprie forze, la propria volontà di farcela e diventare qualcuno, allora non ci sarà futuro.
Lentamente muore.. In un agonia logorante che sfinisce e arrende...
mercoledì 31 ottobre 2012
LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI # 2
Qualche mese fa ho avuto, purtroppo, occasione di parlare di Emma, vittima di una tragedia avvenuta a poche case di distanza dalla mia, una donna bisognosa di aiuto che, dopo la morte della madre con cui aveva da sempre vissuto, è stata lasciata sola da parenti ed istituzioni, e ha lasciato questo mondo in completa solitudine.
Sabato mattina di buon'ora arriva in sirena un'ambulanza, seguita dall'auto medica, si ferma in un palazzo qua vicino ed entrano velocemente e con una certa frenesia, a soccorrere una persona. In questo palazzo abita un postino che soffre di cuore, e che è già capitato dovesse ricorrere alle cure mediche perché vittima di un malore.. Il mio pensiero è volato subito a lui, ma le mie preoccupazioni sono subito svanite non appena l'ho visto affacciarsi dal suo balcone per vedere cosa stesse succedendo.
Pochi minuti dopo, i soccorritori prendono dall'ambulanza la barella, tornano con un'anziana donna che riconosco essere Giselle, la proprietaria della scuola di danza che ha sede nel fondo sottostante al palazzo.
E' freddo e la donna si vede che non sta molto bene, viene portata via a sirene spiegate.
Lunedì mentre sto rincasando, scorgo vigili del fuoco, ambulanza, auto medica e forze dell'ordine di nuovo nel palazzo, cerco di capire cosa fosse successo nuovamente, ma come è giusto che sia, non trapela niente, se non che è successo un qualcosa al primo piano.
Ieri, la notizia: Madame Giselle, ha firmato sabato sera le dimissioni dall'ospedale, e si è fatta riportare nella sua abitazione al primo piano del palazzo che ospita la sua scuola di danza. I vicini non avendo sue notizie, e non riuscendo a mettersi in contatto con lei, hanno richiesto lunedì l'intervento dei soccorsi, i quali, introducendosi nella sua abitazione, la ritrovavano priva di vita.
Giselle, come Emma, ha lasciato questo mondo in completa solitudine.
Ognuno ha la sua storia, e i motivi o le scelte dello stare o dell'essere soli possono essere molteplici, ciò non toglie che gli anziani, non dovrebbero essere lasciati da soli.
Io non conosco bene la storia di Giselle, anzi, di Madame Giselle, ciò che so è che era un'insegnante di danza, che qualche anno fa a conclusione della sua carriera, aprì questa scuola nel fondo sotto al suo appartamento, fondo che aveva acquistato, ma la sua scuola non era molto frequentata, e col tempo lei vi si dedicò sempre meno.
Era una donna che si era lasciata andare all'inesorabile scorrere del tempo, il suo fisico, sicuramente una volta atletico e leggiadro, era rinchiuso in un corpo che non la rappresentava, e forse anche questo ha contribuito al suo isolamento.
Non sta a me giudicare, ma posso trarre delle personali considerazioni: Giselle, come Emma, e come altre persone che non attraversano momenti facili della loro esistenza, vengono abbandonati, o dimenticati o forse, solo considerati meno del dovuto. Spesso si fa l'errore di credere che perché una persona è sempre con noi, la si vede spesso, non ha bisogno di molte attenzioni, c'è, è lì, la si può vedere in qualsiasi momento.. E invece il tempo è tiranno, passa inesorabile che nemmeno spesso ce ne accorgiamo, e la vita passa con esso, declina, lentamente, a volte è più clemente, a volte lo è meno, e ci si ritrova ad un tratto che quelle certezze se le è portate via un freddo pavimento, ultimo sostegno di un corpo stanco che non voleva più avere a che fare con l'indifferenza che aveva attorno.
Credo che bisognerebbe apprezzare di più ciò che si possiede, senza trascurare niente e nessuno, vivere pienamente ogni giorno, come molti saggi hanno scritto o detto nel corso della loro esistenza, e fare propri questi principi. Apprezzare le persone che ci circondano, tesori inestimabili di esperienze e di vita, ascoltare ciò che hanno da dire, e fare tesoro di tutto, delle gioie, dei dolori, e arricchire il proprio bagaglio culturale, che non è fatto solo di nozioni, ma anche e, forse, soprattutto di emozioni, per non avere mai rimpianti né rimorsi, ma essere sereni ed in pace, prima con noi stessi, e poi con gli altri.
Va', Giselle, ora, danza con gli angeli..
Sabato mattina di buon'ora arriva in sirena un'ambulanza, seguita dall'auto medica, si ferma in un palazzo qua vicino ed entrano velocemente e con una certa frenesia, a soccorrere una persona. In questo palazzo abita un postino che soffre di cuore, e che è già capitato dovesse ricorrere alle cure mediche perché vittima di un malore.. Il mio pensiero è volato subito a lui, ma le mie preoccupazioni sono subito svanite non appena l'ho visto affacciarsi dal suo balcone per vedere cosa stesse succedendo.
Pochi minuti dopo, i soccorritori prendono dall'ambulanza la barella, tornano con un'anziana donna che riconosco essere Giselle, la proprietaria della scuola di danza che ha sede nel fondo sottostante al palazzo.
E' freddo e la donna si vede che non sta molto bene, viene portata via a sirene spiegate.
Lunedì mentre sto rincasando, scorgo vigili del fuoco, ambulanza, auto medica e forze dell'ordine di nuovo nel palazzo, cerco di capire cosa fosse successo nuovamente, ma come è giusto che sia, non trapela niente, se non che è successo un qualcosa al primo piano.
Ieri, la notizia: Madame Giselle, ha firmato sabato sera le dimissioni dall'ospedale, e si è fatta riportare nella sua abitazione al primo piano del palazzo che ospita la sua scuola di danza. I vicini non avendo sue notizie, e non riuscendo a mettersi in contatto con lei, hanno richiesto lunedì l'intervento dei soccorsi, i quali, introducendosi nella sua abitazione, la ritrovavano priva di vita.
Giselle, come Emma, ha lasciato questo mondo in completa solitudine.
Ognuno ha la sua storia, e i motivi o le scelte dello stare o dell'essere soli possono essere molteplici, ciò non toglie che gli anziani, non dovrebbero essere lasciati da soli.
Io non conosco bene la storia di Giselle, anzi, di Madame Giselle, ciò che so è che era un'insegnante di danza, che qualche anno fa a conclusione della sua carriera, aprì questa scuola nel fondo sotto al suo appartamento, fondo che aveva acquistato, ma la sua scuola non era molto frequentata, e col tempo lei vi si dedicò sempre meno.
Era una donna che si era lasciata andare all'inesorabile scorrere del tempo, il suo fisico, sicuramente una volta atletico e leggiadro, era rinchiuso in un corpo che non la rappresentava, e forse anche questo ha contribuito al suo isolamento.
Non sta a me giudicare, ma posso trarre delle personali considerazioni: Giselle, come Emma, e come altre persone che non attraversano momenti facili della loro esistenza, vengono abbandonati, o dimenticati o forse, solo considerati meno del dovuto. Spesso si fa l'errore di credere che perché una persona è sempre con noi, la si vede spesso, non ha bisogno di molte attenzioni, c'è, è lì, la si può vedere in qualsiasi momento.. E invece il tempo è tiranno, passa inesorabile che nemmeno spesso ce ne accorgiamo, e la vita passa con esso, declina, lentamente, a volte è più clemente, a volte lo è meno, e ci si ritrova ad un tratto che quelle certezze se le è portate via un freddo pavimento, ultimo sostegno di un corpo stanco che non voleva più avere a che fare con l'indifferenza che aveva attorno.
Credo che bisognerebbe apprezzare di più ciò che si possiede, senza trascurare niente e nessuno, vivere pienamente ogni giorno, come molti saggi hanno scritto o detto nel corso della loro esistenza, e fare propri questi principi. Apprezzare le persone che ci circondano, tesori inestimabili di esperienze e di vita, ascoltare ciò che hanno da dire, e fare tesoro di tutto, delle gioie, dei dolori, e arricchire il proprio bagaglio culturale, che non è fatto solo di nozioni, ma anche e, forse, soprattutto di emozioni, per non avere mai rimpianti né rimorsi, ma essere sereni ed in pace, prima con noi stessi, e poi con gli altri.
Va', Giselle, ora, danza con gli angeli..
giovedì 28 giugno 2012
FORSE LA MINISTRA (?) IGNORA CHE...
Art. 4
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il DIRITTO AL LAVORO e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il DIRITTO AL LAVORO e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
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